Zombieland 2: Doppio colpo

Sono passati 10 anni a Zombieland. Ma nulla sembra essere poi tanto cambiato, ad eccezione di una nuova specie di Zombie più evoluta ribattezzata T800 in onore del capolavoro di James Cameron Terminator 2. Sono passati 10 anni, e si sentono tutti. Little Rock è cresciuta, si è formata e manifesta i bisogni di una ragazza ormai adulta. Ciò la spingerà a fuggire dalla Casa Bianca (la nuova casa di Colombus & Co.) insieme a un ragazzo “hippie – pacifista” alla volta di Babilonia, oasi di pace e serenità dove molti giovani vivono in armonia lontano dagli Zombie.

 

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Sono passati 10 anni e il gioco non funziona più. Pur mantenendo invariati cast e regia il film pecca sopratutto a causa di una sceneggiatura sciapa e banale, che si concentra troppo sulle relazioni personali e sentimentali dei personaggi dimenticandosi di fargli fare qualcosa di davvero interessante. Per fortuna alcuni momenti comici ci sono e riescono, seppur in parte, a far scorrere il film in maniera leggera. In definitiva, è un compitino riuscito abbastanza male pensando a quanto materiale interessante potesse essere utilizzato. Il primo film aveva posto le fondamenta per un franchise potenzialmente interessante e creativo. E invece le gag facili si sprecano e la carne al fuoco è poca e cotta male. Purtroppo sono passati 10 anni, forse troppi.

Morto Stalin se ne fa un altro. (2018)

download (2)Diretto da Armando Iannucci nato in Scozia da padre napoletano e madre, appunto, scozzese, questo film di produzione britannica/francese/statunitense è probabilmente la sorpresa più fresca di questa stagione cinematografica fin’ora, una brillante black comedy che racconta di come, alla morte di Iosif Stalin vari suoi collaboratori fino ad allora fedeli al suo regime si siano dati battaglia per ottenere il potere dell’URSS. La vicenda viene raccontata attraverso uno sguardo grottesco e surreale ma al tempo stesso lineare senza assolutamente scadere nel ridicolo. Ci sono parti dove si ride di gusto, parti dove si ride amaro e parti dove si rimane seri di fronte a quella che di fatto è la storia. Il film ha un ritmo sempre costante e ben calibrato merito anche dei vari interpreti del film che recitano in maniera perfetta probabilmente grazie anche ad una caratterizzazione minuziosa dei personaggi da parte degli sceneggiatori. Il “quorum” è guidato dall’irresistibile Steve Buscemi che interpreta Nikita Krusciov successore di Stalin. Tra i personaggi più in evidenza troviamo Jeffrey Tambor alias il goffo Georgy Malenkov e Simon Russell Beale che interpreta il malcapitato Lavrentij Berija.

La cosa che subito risalta agli occhi dello spettatore è che il film si prenda sul serio, nonostante sia una commedia. La brutale dittatura staliniana non viene posta in secondo piano rispetto alle storie dei vari personaggi ma anzi ne fa da contorno non venendo perciò sminuita dal carattere ironico della messa in scena. I personaggi sono cattivi furbi e stronzi al punto giusto in modo che non ci sia contrasto tra la messa in scena e il loro carattere. Non si trascende mai nel banale o nel “telefonato” fatta eccezione forse nel personaggio del figlio di Stalin, Vasilij, forse troppo sopra le righe in confronto a gli altri e si ha la sensazione che stoni nell’ambiente creato dalle altre figure. Steve Buscemi fornisce un’interpretazione di primo rilievo che dimostra ancora una volta in più lo spessore di un attore forse troppo sottovalutato.

Il film complessivamente funziona veramente tanto per l’equilibrio che mantiene tra ironia e contesto storico. Un equilibrio creato sopratutto da una sceneggiatura molto ben scritta in ogni sua parte, pervasa da grande humor in pieno stile british tipico delle classiche black comedy anglosassoni. Grande cinema e grandi attori.

In poche parole 2: il ritorno

  • Arrival: certo che se Cannavacciuolo vede quei polpi...Bel film
  • La Ragazza del Treno: Mi ha fatto talmente schifo che nemmeno me lo ricordo. Complimenti
  • IT: Stranger Things col pagliaccio che ogni tanto si palesa e fa merenda. Lammerda.
  • Manchester by the Sea: se solo Lee avesse avuto un stufa a pellet...comunque gran film.
  • Sin City 2: C'è Eva Green a tette di fuori, ma non basta affinchè il film sia bello.

 

La vedova Winchester (2018)

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Gli Spierig Bros. tornano sul genere thriller/horror dopo Saw – Legacy scrivendo e dirigendo “La vedova Winchester” con protagonista la premio Oscar Helen Mirren, Jason Clarke (Apes Revolution) e Sarah Snook già in azione con la coppia di registi in quel filmone che fù Predestination del 2014. La gigantesa Winchester House, famosa per essere stata in continua costruzione 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per volere stesso di Sarah Winchester (in quanto, a suo dire, nelle stanze della dimora doveva ospitare le centinaia di anime di persone rimaste uccise sotto i colpi dei fucili Winchester) fa da sfondo alla vicenda che vede un medico/psichiatra (Jason Clarke) recarsi alla dimora Winchester al fine di compiere una perizia psichiatrica sulla proprietaria della casa dati i suoi continui comportamenti a dir poco anormali. Naturalmente la casa è veramente infestata e gli spiriti non tarderanno ad arrivare.

Il film presenta diversi difetti a livello di sceneggiatura e messa in scena, non si capisce bene dove i registi vogliano veramente andare a parare con questa pellicola. Nella prima parte i sensi di Deja-vù (per chi ha visto più di dieci horror in vita sua) si sprecano, i jumpscare costruiti anche in maniera decente seppur banali fanno la loro porca figura, se non fosse che ce ne siano troppi e l’uno dietro l’altro al che lo spettatore al terzo si è già stufato e comincia a sentire un presagio di sventura. Nella seconda parte il film invece casca in maniera eclatante, lo spettatore si trova di fronte alla solita storiella trita e ritrita di qualsiasi film horror degli ultimi anni col fantasma e il bimbo indemoniato. Il ritmo, seppur elevato non salva lo spettatore da un film di una noia mortale. Banale, sciatto..pieno zeppo di buchi di sceneggiatura e con un finale delirante al punto giusto. Se nella prima parte cerchi di capire dove vogliano andare a parare gli Spierig, nella seconda lo capisci (purtroppo) e non ci credi o meglio non ci vuoi credere. Non vuoi credere che le stesse menti che hanno scritto Predestination abbiano scritto una cosa così telefonata che in confronto Titanic è pieno di colpi di scena. Per essere girato bene lo è anche, ma ormai nessuno gira male e la qualità di un film si registra da come è scritto e da come è messo in scena e qui la qualità è veramente bassa. Helen Mirren non riesce nemmeno in piccola parte a sorreggere un film dalle fondamenta deboli se non inesistenti che si sublima nella delirante scena finale dove Sarah ordina agli spiriti incazzati di tornare nelle loro stanze e loro (giustamente) ci tornano.

Probabilmente un film nato morto e che non meritava forse la sala cinematografica e la distribuzione che ha avuto. La domanda sorge spontanea a questo punto: è un caso che gli Spierig abbiano girato un capolavoro (Predestination) e in verità sono cineasti mediocri oppure hanno ancora delle frecce al loro arco ? Attendo con ansia il prossimo lavoro.

 

In poche parole

  • The Hateful Eight: Un film che insegna la fiducia e il rispetto reciproco...o quasi.
  • Deadpool: Date a Ryan Reynolds il suo vecchio doppiatore, vi prego. Banale.
  • Non Essere Cattivo: "A Vittò a vita è dura, è se nun si duro come a vita non vai avanti." Realistico.
  • La Grande Scommessa: "Dogshit"...non il film eh, il film è figo. Molto.
  • Lo Chiamavano Jeeg Robot: Marinelli on top of the world + Santamaria con 20 kg in più = tanta roba.
  • The Revenant: Tra il primo e il secondo tempo. - "Sentite io vado a prendere i pop corn, volete qualcosa ?" -"UN CAFFÈ, grazie".